Ewige Wiederkunft

“Non mi è rimasto altro che la luce, solo il cielo”

-Michael Heizer

Ewige Wiederkunft is a film about the concept of ‘eternal return’ in Nietzsche’s philosophy. Dislocated in the visible and in the sound: the matrix from which the sovereign activity that shapes the world comes from. If Land Art was the form of art that described the earth, ours here is a Land Cinema that electrifies matter and non-matter. The harsh light of a time of the earth and the sky. An outpost of nothingness.
More than looking like a ‘thickness’, this image resembles an immaterial image – it vanishes, dissipates, eternally returns -. It moves from vibration to transcription, to transmission. In opposition, in interference, in disturbance, in randomness, in non-intention, in discomfort, in excess, in difference.
But there is neither a passing time nor a moving point; just an a-temporal path through the landscape. The mists, the rains, the snows come and go incessantly over that landscape which, in itself, never changes. Time is somehow embedded in space. An island in a field of waves. Looking and drawing a line means to spatialize an origin (which is not given): we then wanted to use intensively the Icelandic Spar, already quoted by Pynchon in Against the Day (an ancient crystal on which the lines of the
cosmos and earth would be engraved), to allow the disappearance to appear.

Ewige Wiederkunft è un film sul concetto di ‘eterno ritorno’ nella filosofia di Nietzsche. Dislocato nel visibile e nel sonoro: quella matrice da cui proviene l’attività sovrana che plasma il mondo. Se la Land Art è stata la forma d’arte che ha descritto la terra, il nostro qui è un Land Cinema che elettrifica la materia e la non-materia. La luce cruda di un tempo della terra e del cielo. Un avamposto del nulla. Più che assomigliare a uno ‘spessore’, quest’immagine assomiglia a un immateriale dell’immagine – svanisce, si dissipa, eternoritorna -. Muove dalla vibrazione alla trascrizione, alla trasmissione. Nell’opposizione,
nell’interferenza, nel disturbo, nella casualità, nella non-intenzione, nel disagio, nell’oltranza, nella differenza. Ma non esiste né un tempo che passa né un punto che si muove; soltanto un sentiero a-temporale attraverso il paesaggio. Le nebbie, le piogge, le nevi vanno e vengono incessantemente sopra quel paesaggio che, di per sé, non cambia mai. Il tempo è in qualche modo contenuto nello spazio. Un’isola in un campo di onde. Guardare e tracciare una linea significa spazializzare un’origine (che non si
dà): abbiamo voluto usare allora – intensivamente – lo spato d’Islanda, già citato da Pynchon in Against the Day (un antico cristallo sul quale sarebbero incise appunto le linee del cosmo e della terra), per consentire alla sparizione di apparire.

Full Tech Specs

Cinematography and Sound Design: Riccardo Vaia, Cristina Pizzamiglio
Year: 2020
Running Time: 18’
Format: 2K2D color/sound
Aspect Ratio: 3,56:1 – UltraWideScreen
Acquisition: digital cinema, cDNG RAW
Editing e finishing system: DaVinci Resolve
Camera, Lenses: BMPCC, Kowa 16D Anamorphic (Anamorphic Source Camera Aperture)
Production: Ludione Productions.

Look Film

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